Un po' cazzeggio e un po' no, dipende dal giorno

Fare le pulci


Sono malata,  se si esclude la parentesi tra le 7.30 e le 12 di ieri (tentativo di stare in ufficio) potrei dire di essere reclusa in casa da venerdì alle 15 e la cosa si ripeterà domani visto che il dottore ha ordinato anche domani.
La cosa mi ha dato modo di sfasciarmi le palle con i giochini FB (e direi che comincio a non poterne più) e leggere un po’ di stati. Uno in particolare ha attirato la mia attenzione: questo.
E mi spiace perchè il qualunquismo becero e accattivante che la rete spesso consente magari agita le masse ma talvolta piscia fuori dal vasetto.
Di certo partire conoscendo l’ambiente aiuta se non in termini diretti (leggasi raccomandazione) quantomeno indiretti. Per essere assunti alla Goldman Sachs e lì fare carriera non basta essere figlio di… devi avere qualcosa di valido visto che non lavori per una opera di pia assistenza ma di una multinazionale votata a fare soldi.
Ho accantonato mire carrieristiche da qualche anno, di questo non accuso la società e/o il sistema, ci ho provato, mi è andata male e non ho le palle per riprovarci. Son problemi miei.
Ma questo continuo piangersi addosso, questo continuo far le pulci ai figli degli altri, sembra quasi giustificare l’immobilismo.

E quasi mi trovo d’accordo con una parte di Confindustria quando lamenta la mancanza di mano d’opera! Gente io non lo so chi vi aveva illuso che potevate diventare tutti capitani d’industria ma una ventina d’anni fa qualcuno doveva dirlo che avere un Paese dove tutti i giovani andavano all’università poi i laureati si sarebbero dovuti adattare a lavori che non erano confacenti al titolo…
A un esercito bastano pochi generali, una manciata di ufficiali, un manipolo si sottufficiali e un esercito di soldati!

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Commenti su: "Fare le pulci" (28)

  1. Hai tutte le ragioni di avere opinioni diverse, ma il fatto è, Viv, che non è tutto oro quel che riluce. I post del Blog Viola spesso sono davvero provocatori, però chi conosce bene l’ambiente della finanza e dell’accademia sa che non si entra solo perché si è bravi. Io lo conosco da vicino, lasciamelo dire… Naturalmente, ripeto, ognuno la pensa come vuole, ma perché definire becero un post di reazione quando gli apprezzamenti come “sfigati” “bamboccioni” “figli di mamma” sono partiti (con un linguaggio, consentimelo, di assai dubbio gusto) proprio da illustri rappresentanti accademici a cui non doveva far difetto il vocabolario?
    Aggiungo che anche io ho linkato nel mio stato quel post e lo ri-linkerei: non ho problemi a confrontarmi con le opinioni. Meglio se sono diverse, i cori li lasciamo alla musica. E siccome so quanto fatica l’attuale generazione (non tutta ovviamente) dei cosiddetti “giovani” il dibattito, secondo me, va lasciato aperto.
    Mi dispiace tanto che tu non stia bene. Sto acciaccatissima pure io e faccio anche fatica a scrivere (mi dirai… te lo potevi risparmia’…. XD) Auguroni, Viv, e un abbraccio

  2. Mariaserena a parte che mi fa sempre piacere leggerti e/o risponderti 🙂
    C’è differenza tra un post di reazione e uno banalmente reazionario e il sentirsi colpiti da presunti insulti come “figlio di mamma” (che tra l’altro a Roma assume tutt’altra connotazione), bamboccione o sfigato.
    Quando andavo a scuola c’era una filastrocca di cui non ricordo nelle parole ma la sintesi era che se un insulto ti colpiva era vero.
    Non posso parlare per l’ambiente accademico ma per quello della finanza se non vali puoi entrare da una porta di servizio ma non ti tengono a scaldare la sedia de non vali.
    Se poi vogliamo aprire il capitolo “carriera” magari un cognome blasonato male non fa ma se non sai fare 2+2 non vai lontano.
    Ma questo se ci rifletti vale in tutte le categorie: il figlio di un panettiere anche se aspira a fare il medico conoscerà la lievitazione meglio di me…
    A me è toccata una mamma segretaria che in prima media ha voluto che imparassi il giustificato sulla olivetti lettera 25 (che si premurò mi regalassero alla comunione)…

  3. Concordo col fatto che non possiamo essere tutti capitani d’industria e che c’è bisogno di un esercito di soldati… ma come mai poi quasi tutti figli di ministri o comunque di persone che hanno forti appoggi siano tutti e dico tutti “generali e ufficiali”?

  4. Dunque io credo che tu abbia ragione su un punto fondamentale, che è poi il medesimo punto su cui mi capita spesso di avere da dire con la gente: le università italiane sfornano annualmente migliaia di laureati nelle discipline più disparate e noi non possiamo pensare che tutta quella gente trovi una collocazione congrua con il proprio titolo di studio. Noi non possiamo essere tutti architetti, tutti ingegneri, tutti psicologi, tutti odontoiatri, tutti linguisti e tutti archeologi. C’è una società, c’è una domanda e c’è un’offerta e il mercato è saturo. “Qualcuno doveva dirlo che avere un Paese dove tutti i giovani andavano all’università poi i laureati si sarebbero dovuti adattare a lavori che non erano confacenti al titolo” ecco appunto, è esattamente questo, se diventiamo tutti medievalisti dopo chi ci fa da segretaria?
    Certo che se l’universo imprenditoriale italiano si svecchiasse un attimino ci sarebbero più possibilità per quella gente: ma l’azienda X avrà bisogno di un ingegnere gestionale, forse di due o magari anche di tre. Non di quattrocento. Così io che non ho esattamente la terza media faccio il tassinaro – e non sono l’unico.
    Ciò detto, per quanto riguarda i famosi “figli di”, bisogna dire che tutti noi sappiamo bene come funziona la storia qui in Italia e non possiamo fingere che le loro collocazioni a ricoprire determinate posizioni non siano un tantino sospette. Guarda caso proprio loro. Mica perché ci volevo andare io, no, ci mancherebbe. Però. Guarda caso, loro. Eh. No perché io nelle selezioni ci lavoravo, quindi. Non è che tra una selezione e l’altra non mi sia mai capitato niente, diciamo.

  5. Adesso ho letto anche il post Viola… ma non ti sembra che, almeno un paio di loro, abbiano fatto una carriera fulminante chiaramente spinti dalle conoscenze di famiglia?
    Su Viv! C’è quello che al concorso di professore associato arriva ma secondo ma il posto lo prende lui…
    Capisco il tuo punto di vista, ma ti assicuro che c’è chi è preparato, competente ma questo tipo di opportunità se le sogna…
    Comunque, lo so quanto è brutto e quanto ci si annoi a stare in casa 😦 Ma almeno la febbre ti è passata? Spero tu guarisca presto! 🙂

    • In un concorso da associato (se dici Martone comunque era da ordinario, ma la procedura di valutazione comparativa è la medesima)) non si arriva secondi, dama del sole, ci sono due idoneità, cioè vincono in due. Già raccontare la storia così è fuorviante. Ma comunque, se ti riferisce a Martone (che sicuramente di loro è quello dalla professionalità più dubbia, per una serie di motivi che, da interni, si capiscono leggendo il CV), credo che sia proprio questo il punto di Viv. A maggior ragione se è vero per uno, o qualcuno specifico, sparare nel mucchio in maniera così urlatoria e dozzinale serve solo a togliere forza a quei casi in cui l’indignazione è sacrosanta. Almeno io credo.

      • Giusto ‘Povna, ma non mi sembra che poi in quel post abbiano sparato nel mucchio, hanno fatto nomi e cognomi e secondo me giusto uno era davvero meritevole!
        (I miei commenti precedenti sembrano scritti a caso, ma è stato solo che nel mentre facevo altre 3 cose… scusate!)

        • Sparare nel mucchio per me significa già, per estensione, impostare il post così e dire inesattezze come quella che ti ho detto sulle idoneità significa costruire una argomentazione in maniera prevenuta. E secondo me poi la questione riguarda il solo Martone, sugli altri a me non sembra…

  6. Concordo molto Viv, lo sai (che è poi il motivo per cui penso che questo modo del popolo viola di fare opposizione non porti a nulla).
    C’è una cosa che tu dici, che mi piace riprendere, perché secondo me dà la qualità profonda del tuo post: la questione degli aiuti indiretti. E’ chiaro che se si parte da una certa realtà poi certe cose sono più facili; dappertutto. Se a questo si aggiunge l’immobilismo della nostra società poi la facilità indiretta diventa facilmente aiuto diretto (cioè: molto male).
    Però. Conosco molto bene, come sai, sia l’ambiente universitario sia quello di altissima finanza. Hai perfettamente ragione nel dire che, a certi livelli, in quell’alto mondo finanziario, non reggi, a prescindere da come tu sia entrato. Poi certo è chiaro che l’aiuto indiretto ti può far preferire a uno altrettanto bravo che lì non è arrivato, ed è chiaro che questo è un problema sociale. Ma è un discorso molto più raffinato di quello del post che citi (post che invece è facile e triste – e qualunquista, concordo).
    Anche all’università, per definizione (ricordo che in Italia c’è una legge che obbliga all’istruzione della prole, se ci sono i mezzi, almeno fino al titolo di studio conseguito dai genitori, qualora la prole sia consenziente), gli aiuti indiretti contano tanto. E sicuramente c’è molto mal costume. Però so anche che molte delle cose che si dicono, dall’interno e dall’esterno, sono quanto meno più sfumate. Ogni storia fa storia a sé e molte storie che fanno scalpore (esempio: I Baroni di Gardini) in realtà semplicemente non raccontano la realtà dei fatti, ma proiezioni che su quella realtà hanno fatto protagonisti che si sono fatti un film. Questa non è la norma. Quindi prevengo io le obiezioni e gli esempi personali. Però. Gli esempi personali non servono. Perché ce ne sarà sempre un altro da contrapporre, di segno diverso.
    E siccome invece il problema degli aiuti indiretti e dell’immobilismo della società è tanto, sarebbe ora di rimuovere dal dibattito sia chi lo nega in maniera reazionaria e, davvero, per mantenere privilegi, sia (come in questo caso) chi risponde con urla che fanno solo tanto male alla (davvero seria) questione.

  7. concordo anch’io sul fatto che le Università italiane sfornino gente destinata (ahinoi) alla disoccupazione.
    sui “figli di papà” nei “posti giusti”, forse hai ragione tu quando dici che se uno non è bravo in Goldman Sachs non ci resta, ma
    1) in Italia, già il fatto di avere dei genitori di un certo tipo (leggi: docenti universitari e simili) è un enorme vantaggio, perché l’aria che respiri in casa e il supporto (morale o reale) che possono dare durante gli studi è tutt’altro rispetto a chi “viene su” dal nulla. detto brutalmente: se io devo fare la tesina di III media o di maturità su Einstein e in casa ho i libri di papà docente di fisica – che magari mi dà anche due dritte – è più facile che non alzare le chiappe dalla sedia e andare a sfogliare libri in biblioteca.
    2) di certo per molti “figli di” è stato più facile entrare in GS che per tanti che hanno dovuto mandare curriculum su curriculum e fare selezioni e colloqui (tralascio volutamente la questione esami/concorsi pubblici perchè per me è un nervo scoperto). poi, una volta che sei dentro, se non sei proprio una capra, in GS ci resti anche.

    • Noisette non credo sia ammissibile incazzarsi perchè si è nati in una famiglia che non ha i libri su Einstein… o meglio non possiamo muovere guerra in chi in quella famiglia ci è nato!
      Sul punto due dico FORSE ci resti ma di certo non fai carriera

  8. Roby ti rispondo qui perchè il reply è impostato fino a tre risposte.
    Di quei 4 nomi due sono in società private ergo io “padrone” assumo chi mi pare, fosse anche tutti biondi o mori o con gli occhi neri. Di solito io “padrone” perseguo il mio utile quindi occhi neri deve garantirmi ciò per cui l’ho assunto anche se è figlio di occhi-neri-bellissimi.
    La figlia della Fornero se ne è andata in Inghilterra… resta Martone con il punto interrogativo più grande…
    Ma se anche fossero tutti e quattro da condannare (e l’articolo non fornisce elementi per) siamo 4 contro quanti?
    Oggi nel tedio della malattia ho ascoltato l’ennesimo servizio sulla disoccupazione: tanti piangono ma pochi (e solo immigrati) accettano di fare lavori molto ben retribuiti ma faticosi (e non parlo di scaricare sacchetti da 50 kg. di cemento ma solo di fare i panai)

    • Ma sì Viv, sono d’accordo che tanti piangono ma pochi accettano di fare lavori più faticosi (sul “ben retribuiti” ho qualche dubbio..) ed in un certo senso più umili, lo vedo in continuazione in molte persone che dicono di aver bisogno di lavorare…
      Però nn credo siano solo 4… sappiamo come vanno le cose qui, su! Nelle Università, nei Dipartimenti con cui lavoriamo, vediamo ogni giorno chi diventano nuovi primari, direttori, dottorandi… e per quanto riguarda i concorsi, mi sembra che nessuno li ritenga affidabili. Allora non nascondiamoci dietro alla mancanza di voglia di lavorare o alle presunte capacità dei raccomandati. Non saranno necessariamente tutti incapaci, ma a molti la possibilità di mostrare le proprie capacità non viene neanche offerta.

  9. lagattaGennara ha detto:

    la panaia. volevo fare la panaia.
    non ho voglia di leggere quel link. non ho voglia di sapere. non ho voglia di pensare che il prossimo obiettivo sembra essere l’articolo 18. non ho voglia di proteste fatte con lo stesso pressapochismo di chi va avanti a botta di privilegi. ma quello che dice Viv io lo vedo ogni giorno a scuola. chi glielo dice che dopo la laurea ottenuta a strappi dovranno ripassare dal via senza ritirare la carta imprevisti?
    io non ne ho voglia.

  10. Anonimo SQ ha detto:

    Scusatemi, forse dirò cose insensate (non è una gran buona giornata), ma quando leggo post così mi viene una gran confusione.

    1. Dunque molti son convinti che noi all’università sforniamo decine di migliaia di laureati inutili, con preparazione scarsa, solo per il gusto di giustificare la nostra esistenza (così dicono molti, specie a destra). Il paese non ha bisogno nè di noi, nè dei nostri laureati.

    2. com’è allora che percentualmente l’Italia ci dicono abbia, nelle fasce d’età tra 20 e 45 circa la metà dei laureati di un paese medio europeo (tanto è vero che i ns studenti hanno sconti dalle tasse grazie a progetti ministeriali per incentivare le iscrizioni a scienze) ?

    3. E come la mettiamo che, 10 anni fa, abbiamo dovuto fare la stupidaggine del 3+2 sennò confindustria continuava a tuonare da giornali, convegni etc che non avevamo ingegneri, fisici, chimici etc per le necessità del ns sviluppo, perchè troppo pochi erano i ns laureati, e avevano già iniziato ad importare ingegneri etc dall’estero ?
    (salvo ora tuonare negli stessi luoghi che è stata una minchiata)

    4. Come combiniamo questo con la critica (primo io) che i ns laureati triennali sono più ignoranti e poco meno giovani di quelli quinquennali di prima ? Che pensavamo di aver tutti Normalisti ?

    5. Come mettere assieme questo con i dati sulla disoccupazione giovanile ed intellettuale ? E cosa pensare, che all’estero, col tasso doppio di laureati tutti i loro laureati fanno lavoro da laureati ?

    6. E come mettiamo insieme tutto questo col collega economista che mi dice che gli industriali, che lui conosce nel ns glorioso NE, vorrebbero al massimo operai specializzati delle vecchie scuole di “avviamento”? Ma non dicevano che volevano ingegneri ?

    7. aiutatemi a capire, tanto a me va bene tutto, basta che una volta per tutte si capisca che cavolo vogliamo fare: volete che chiudiamo le università ? Chiudiamole, troverò qualcosa da fare. Ma poi non voglio lamentele se diventiamo quarto mondo (tanto lo stiamo già facendo, solo + lentamente : spendiamo meno della metà degli altri).
    Volete che selezioniamo di più (laureiamo, che so, solo il 10 % degli iscritti al 1° anno, invece del 60% di adesso), così vi illuderete di avere dei super laureati ai quali si dovranno aprire tutte le porte della gloria (già lo fanno alcuni colleghi, convinti all’esame di fisica di selezionare la futura classe dirigente del paese) ? Facciamolo, poi non vi lamentate se poi si continuerà ad assumere il più scemo, basta che accetti 800 €/mese per progettare, altrimenti trasferiamo in serbia, oppure basta che non si iscriva al sindacato, e si faccia la partita IVA.
    Volete che torniamo alla infausta programmazione sovietica di piano ? Già ci stiamo arrivando, con i numeri chiusi che selezionano medici o altro non sulle attitudini specifiche, ma su test di cultura generale, magari lasciando fuori potenziali ottimi dottori, e tenendo dentro sicuri cretini colti.

    8. Scusatemi, ripeto, aiutatemi a capire. E’ stat una brutta giornata.

    Anonimo SQ

    • ecco, mi sento di quotare i quesiti di Anonimo, a cui aggiungo la considerazione, terra terra, che se anche è vero che l’esercito è fatto da pochi graduati e tanti fanti, in questo momento pare non ci sia gran ché nemmeno per i fanti, che oltretutto non han nemmeno risorse per inventarsi altri lavori…Quindi non servono né operai né laureati? Vorrei capire anch’io….

  11. Anonimo cerco di risponderti per punti.

    1- Decine di migliaia no, più di qualcuno sì. Non dico che sia per giustificare l’esistenza stessa dell’università ma di certo un calo di qualità della materia professionale che esce generalmente dall’università c’è.

    2- Stai parlando di scienze, probabilmente perchè molta più gente vuole andare a fare odontoiatria dove pensa di guadagnare di più (o qualsiasi altra facoltà idealmente danarosa dopo)?

    3- Il problema è che molti che uscivano con la sola triennale pensavano di essere ingegneri mentre erano poco più che periti e/o geometri.

    4- Ho un amico che dopo tre anni a Fisica ha mollato e ora fa Filosofia, trai le conclusioni.

    5- Certo che tenere la gente a lavorare fino a 70 anni libera pochi posti… ma tu hai un modo per creare posti di lavoro? Perchè a meno di imporre alle aziende private l’obbligo di part time (e quindi assunzione doppia dei lavoratori e conseguente dimezzamento del salario) a inventarsi i posti era solo i concorsi pubblici 8spesso ma non sempre)

    6- Il tuo economista dice quello che dico io… le aziende tutti sti ingegneri non li vogliono. Prendila come vuoi ma spesso a uno sbarbatello uscito dall’università manca l’umiltà di rapportarsi da neo assunto.

    7- mai parlato di chiudere le Università e mi sembra idiota stabilire a priori la percentuale di promossi, semplicemente pretendere che chi si presenta all’esame conosca l’esame?
    Guarda ti faccio un esempio scemo scemo. Mia nipote frequenta la seconda media, veleggia con tutti 8 e 9. Mi è capitato di leggere quello che scrive nei temi o di aiutarla a fare matematica. Non mi sento di poter dire che scrive scemenze nei temi perchè mi manca il rapporto con l’età 8non so spiegarla meglio) ma per quanto riguarda la matematica posso dirti con certezza che mia nipote manca di logica matematica. Ai colloqui l’ultima volta è andato mio cugino (suo padre) che condivide il mio giudizio. Ha espresso i suoi dubbi al Prof. e quello gli ha risposto che sono cambiati i metodi di valutazione. Col cazzo dico io. La matematica è quella, la logica matematica è quella.
    Quando andavo a scuola io, nel mio ITI avere 8 a matematica significava consegnare un compito perfetto, mi si dice che sono cambiati i tempi, ora un compito con imperfezioni prende dieci perchè inserito in una griglia di correzione.
    Quando le imperfezioni le fai nel mondo del lavoro talvolta son cazzi!

    Cambiamo i metodi di selezione ma risparmiaci anche ondate di medici perchè va di moda il Dr. house, di infermiere perchè c’è Candy e di aspiranti commissari perchè c’è Montalbano!

    • Anonimo SQ ha detto:

      Ti dirò, per il momento molti si iscrivono da noi per entrare nella Scientifica e fare CSI !!!

      A parte le battute:
      1. Che in tre anni non si possa fare quello che si faceva in 5 o 6, mi sembra evidente (noi eravamo a 5, poi la gran massa si laureava in 6 : ma il collega tedesco mi diceva che ancher da loro, per laurearsi in chimica, non bastavano 10 semestri, mediamente ce ne volevano 12, spiegalo ai confindustriali !!!);:
      2. So che è un brutto gioco allo scaricabarile, ma anche il materiale in entrata è cambiato, e in tre soli anni non riesci a recuperare. A volte ti chiedi come abbiano superato non la maturità, ma l’esame di terza media. Ai miei tempi, o a quelli di Altartf/Ornella molti non avrebbero neppure finite le medie.
      3. Ho l’impressione a volte che le ns aziende e la nostra alta borghesia spesso siano indegne di un paese avanzato.
      Il nostro paese ha avuto più di un paio di occasioni di fare il salto di qualità : negli anni ’70, e scelse la leadership degli andreottiani (poi) e le tentazioni greche (prima), poi negli anni ’80 il craxismo (“fare per spendere”), e quando dopo la crisi del ’92 poteva ripartire, scelse il Silvio (“un nuovo miracolo italiano”). Ora ci propongono il super Mario: che sia la volta buona ? Mah !
      4. Con questa struttura da paese sottosviluppato, è chiaro che non c’è gran spazio per laureati strafighi : se il modello economico industriale è il polo del lusso e/o i maglioncini di benetton e gli agriturismi toscani, non serviranno mai ingegneri aerospaziali, a questo paese. Peccato che poi vogliamo auto, telefonini, computer, viaggi aerei, medicine d’avanguardia etc. E chi le produrrà ?

      Anonimo SQ

  12. Volevo dire la mia rigirando la frittata: perché prendersela con il figli di papà di alto livello e non con le centinaia di migliaia di figli di papà normali che hanno ereditato il posto (magari con il plauso dei sindacati)?

    • Il discorso è lo stesso, semplicemente i figli di papà di alto livello vanno a lavovare per aziende maggiori, guadagnando di più, quindi credo sia ovvio che la cosa faccia più scalpore. Se faccio, chessò, il fornaio, e dopo mio figlio va a prendere il mio posto, non credo freghi molto a qualcuno…
      Prima in banca funzionava spesso così, non prendo la liquidazione ma assumi mio figlio. Adesso anche lì credo sia cambiato.

  13. Anonimo il punto 2 sposa benissimo il mio punto 7, mi sta bene tutto ma ho un po’ paura a farmi curare da un medico che non sa leggere…
    3- fino a quando ognuno si tiene stretto il proprio orticello e si impunta a voler mantenere privilegi che per come sono adesso sono impossibili il salto non ce lo fa fare nemmeno superman.

    4- Il modello economico è il profitto, mi sembra elementare. Se si vendono maglioncini produco maglioncini, se va forte la vacanza in agriturismo investo su quello.
    Ma non ho mai nemmeno visto la casalinga di Voghera andare al mercato e comprare le arance marce a prezzo pieno perchè altrimenti il contadino le buttava!
    Per costruire un’auto, un telefonino ecc servono un pininfarina, un agnelli, un paio di ingegneri e x operai…. torniamo sempre lì

    @Economa direi che la frittata è venuta benissimo 😀

  14. Mah, prima di tutto bisogna dire che i laureati non sono tutti uguali. C’è il laureato in materie umanistiche (lettere, storia, filosofia, ecc.) e il laureato in materie tecniche o scientifiche (ingegneria, biologia, architettura, veterinaria, ecc.). Il primo è uno che, fondamentalmente, non sa fare una mazza a parte studiare – e se sa fare altro è perché ha imparato altrove, lavorando durante il periodo universitario o seguendo corsi a destra o a manca dato che a lettere non ti insegnano a usare i sofware gestionali né come funziona un centralino. Il secondo è uno che qualcosa dovrebbe saperlo fare, vuoi perché ha imparato all’università, vuoi perché c’è il famoso tirocinio. Il laureato in lettere una volta poteva pensare all’insegnamento, oggi un po’ meno, se gli va bene lo assumono alle risorse umane in qualche azienda, sennò finisce al call centre. Il laureato in ingegneria potrebbe avere qualche possibilità in più, ma anche lì, dipende dal tipo di ingegneria, perché anche le “ingegnerie” non sono tutte uguali. L’architetto… l’architetto che conosco io è una che ha vinto una serie di premi internazionali e ogfi fa la precaria. Suo marito l’ingegnere barbuto invece lavora con partita IVA ma di fatto fa il dipendente. Comunque entrambi ammettono tranquillamente di aver preso il dottorato di ricerca perché erano amici dei rispettivi docenti. Dei miei due amici laureati entrambi in lingue, uno scarica i voli charter a Caselle e l’altro consegna le pizze a domicilio. L’amica con il diploma da interprete invece ha partita IVA pure lei e campa con qualche corso d’inglese sponsorizzato dalla regione o facendo la guida sul bus turistico (a sentirla parlare sembra impegnata come la Marcegaglia ma questo è un altro discorso). Poi ci sono gli amici con la terza media: e sono gli unici ad avere il posto fisso o un mestiere in mano – l’operaio specializzato, l’idraulico, il meccanico, quello che lucida i pavimenti in marmo, eccetera. Un ingegnere che fa l’ingegnere è il cognato di Noiosona, lui sì, lui è un ingegnere gestionale e di lavoro fa l’ingegnere gestionale. Quella laureata in veterinaria non aveva pensato che per aprire uno studio ci vuole la disponibilità economica, ergo, call centre. Quindi ci sono i “rampolli di” che sono tutti laureati e tutti perfettamente inseriti e non ne fanno troppo mistero, sono inseriti perché “rampolli di” e te lo dicono proprio così, papale papale. Rampolli nel vero senso del termine o rampolli di impiegati entrati al loro posto quando il genitore è andato in pensione. E ci sono io, cittadino italiano, andavo benissimo per i tour operator inglesi ma non ho passato una dico una selezione per i tour operator italiani. Andavo benissimo per l’ufficio greco ma non ho passato una dico una selezione per fare l’impiegato in Italia, per rispondere al telefono, per inserire dati su un computer. Perciò se dovessi esprimere un giudizio basandomi sulle mie esperienze personali o sulle esperienze delle persone che mi circondano, beh, allora direi che qualcosa non funziona. Oggi la CGIA di Mestre parla di 350.000 posti di lavoro a rischio nei prossimi dieci anni e nessuno di quei posti richiede titolo di studio universitario. Va da sé che per fare il tornitore bisogna sapere usare il tornio, non è che ci posso andare io con la maturità linguistica. Sull’utilità della 3+2 o del 3 e basta… no comment.

  15. sherazade ha detto:

    Non so quanti figli di papà a pari condizioni di merito di base avrebbero accesso, diciamolo, come è venuto fuori qualche giorno fa (Fornero figlia, classe 1976) a ben due incarichi importanti (Università Torino e Fondazione) e mo-no-to-ni.
    Sull’altro punto diciamo quello malposto da Martone figlio (anche lui assai ben sistemato, guarda caso!) sull’essere ‘sfigati’ x una laurea presa dopo i 28 anni sono d’accordo.
    Nel senso che il mercato del lavoro (che è sempre più ristretto) ha bisogno di eccellenze (non entriamo nel discorso del ‘CHI’ può xmettersi l’università xchè entriamo in un’altra questione di equità sociale e nn se ne esce più) di gente fortemente motivata che a 22 anni è già ‘sul mercato’.
    Credo che uno degli slogan più comuni sia che gli stranieri ci ru-ba-no il lavoro. Mancano infermieri ma tutti vogliono fare i medici. Nessuna ragazza italiana che voglia fare la domestica o la badante. Molte sono dog-sitter: Basiclare sarebbe dare dignità al lavoro e regolamentarlo quale che esso sia.
    Qlc adesso comincia ad accorgersi che ci sono settori come l’industria pesante che di mano d’opera hanno bisogno e costantemente.

    Ricordo mio fratello, 45 anni ora, da studente, nel periodo estivo per pagarsi le vacanze andava in trentino a raccogliere le mele o settembre in toscana a fare l’uva.Metteva su un bel gruzzoletto. Probabilmente avrà anche raccolto pomodori.

    Regolamentare il lavoro, sanzionare pesantemente chi impiega al nero, dare dignità al lavoro manuale.

    sherauguriperlatuasaluteunbacio

  16. Un piccolo commento per precisare una cosa che ho letto, gli aiuti ministeriali etc etc: a me, ragazza, iscritta ad ingegneria informatica non m’ha dato una lira nessuno. I cosiddetti aiuti sono riservati ai cosiddetti “poveri”, gli stessi poveri che si fanno le vacanze ogni tre mesi e che vanno in giro con il Cheyenne.
    Il fatto è che l’italiano medio è piagnone e tenta di fregare il prossimo (che sia un suo simile, un suo collega, un suo amico o lo Stato) in ogni modo possibile. Tenta di fare il “furbo” e questa è un’attitudine unicamente di casa nostra, badate bene. E quando vede che qualcuno è arrivato più in alto lo invidia e analizza tutto il suo passato. Ho sentito adulti parlare in termini sprezzanti di professori liceali dicendo “eh, ma quello quando eravamo giovani ha preso una multa perché non ha pagato il parcheggio, ed ora con che faccia vorrebbe insegnare ai miei figli?”. Adulti che poi si ingegnano per pagare meno tasse possibili costruendo abusivamente o intestando tutto a mammà…

    • Apheniti: a me gli studi li hanno pagati le tasse degli italiani da quando avevo 15 anni: di borsa di studio in borsa di studio, integralmente. Basate sul merito, non sul reddito (che peraltro era basso, essendo mia madre divorziata e senza alimenti). Detto questo, quella stessa madre mi ha abituato che la paghetta, tanto per dire, era una minchiata. E io per guadagnare lavoravo: prima i lavoretti dei bimbi (lavo la macchina allo zio, faccio i vasetti di pinoli sgusciati alla nonna, etc). E, dai 16 anni, un po’ più da grande. E francamente questo mi ha insegnato abbastanza il valore: a) del sapere impegnarsi; b) del denaro.

      • Ciò significa che sei stata educata molto meglio di tanta gente che vedo in giro.
        Comunque, la mia era una critica a chi cerca di “fregare” gli altri e, di conseguenza, tra le altre cose “frega” anche gli aiuti a chi ne avrebbe veramente diritto. 😉

  17. Grazie a Tutti 😀
    Il prossimo post-scontro sarà sull’art. 18, contenti 😛

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