Un po' cazzeggio e un po' no, dipende dal giorno


C’era una volta, in un ridente paesino oltralpe, a destra della Francia, a sinistra dell’Austria e a nord dell’Italia, una bella costruzione bianca, con i gerani alle finestre e tanto verde intorno.

Il proprietario era un brav’uomo, attento ai problemi di tutti, pieno di umanità e dignità. Per nulla interessato ai propri guadagni; un giorno decise che nel mondo c’era troppa sofferenza e che bisognava fare qualcosa.
Decise di trasformare quindi quella costruzione in una clinica dove potessero trovare rifugio i sofferenti.
Li accoglieva amorevolmente, li faceva accomodare, offriva loro dei cocktail e spiegava che il soggiorno era garantito dalle regole internazionali del mercato, infatti era attiva la clausola "Soddisfatti o Rimborsati" e quando gli ospiti sentivano questa cosa erano contenti…

Questa specie di casa-vacanze per persone sofferenti accoglieva tutti: malati terminali, malati normali, malati solo un po’, malati per niente… e nell’ultimo Consiglio di Amministrazione il buon uomo colto da una folgorazione disse:"Ehi ma qui rischiamo l’accusa di razzismo!!!! Se scoprono che non accettiamo i bambini!!! Dobbiamo pensare a come fare entrare anche loro", uno dei consiglieri allora alzò la mano e chiese la parola: "Dobbiamo andarci cauti, i marmocchi cambiano spesso idea e non credi che possa esserci il rischio i decisioni affrettate?"
"Che importa" disse il brav’uomo "C’è la clausola Soddisfatti o Rimborsati!"
"Eh già, dimenticavo" rispose il consigliere.

Intanto si misero ad analizzare il bilancio, contenti per il lavoro svolto, potevano puntare alla certificazione di qualità, nessuno dei loro ospiti aveva infatti mai richiesto il rimborso, segno evidente che erano tutti rimasti soddisfatti…

 

Questa è la storia, che non è inventata… perchè c’è una clinica che offre come unico servizio il suicidio assistito, nulla a che vedere con l’eutanasia perchè qui non si guarda tanto per il sottile… vuoi morire, bevi!
Non importa essere affetti da patologie invalidanti, basta essere anche solo tristi, preoccupati ecc, è allo studio l’ipotesi di aprire le porte (delle bare consentitemi!) anche ai bambini che dimostrino la capacità di intendere e di volere!

E qui ci stiamo a barcamenare sul testamento biologico…

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Commenti su: "Soddisfatti e non rimborsati" (16)

  1. Alla faccia del simbolo nella loro bandiera! C’è qualcosa che stride, tipo troppi buchi nel formaggio. Oppure troppa bellezza a fare da cornice alla casa bianca…

  2. Chi di voi ha visto “Arsenico e vecchi merletti”?
    E’ tutta colpa di quel film, è quello che ha dato l’idea al Banchiere della morte!
    Ve l’avevo detto, cazzo! Mai fare pubblicità al nemico!
    Ora, io la Svizzera non la posso invadere: credo che non c’abbia provato neanche Giulio Cesare; quindi la Clinica non la posso fare chiudere.
    Però mi possono girare le balle se centinaia di miei concittadini hanno già fatto richiesta per usufruire dei “servizi” della Clinica e 15 sono già tornati indietro in casse zincate?
    E siamo solo all’inizio!
    Sarebbe arrogante da parte dell’Italia dire alla Svizzera: “Ehi Svizzera, tu sei uno Stato sovrano e noi non possiamo dettare legge in casa tua, ma ti spiacerebbe tanto stabilire che nella tua Clinica della Minchia non siano ammessi i cittadini stranieri? Perchè, sai com’è, non è che possiamo mettere un poliziotto a fianco di ogni italiano che va in Svizzera: dopo 3 mesi ci diventa 120 kg per il cioccolato che si mangia! Allora, abbi pazienza Svizzera, ma devono essere i tuoi poliziotti che, quando uno si avvicina a questa Vaffanculo di Clinica gli chiedono i documenti e, se non è svizzero, lo mandano fuori dei coglioni”
    Bè sì… il linguaggio diplomatico si può perfezionare…

  3. Bandire gli stranieri è un buon primo passo! Ma non è da sottovalutare anche quello che a colpo d’occhio è meno evidente, e cioè la banalizzazione della morte

  4. Mia cara Viviana, tanto di cappello per questo post!
    Accogliere gli stranieri è un’anomalia tutta svizzera.
    Siamo nel pieno del lucro sulla pelle della povera gente.
    un abbraccio
    terry

  5. Io devo ancora capire per bene come agire perché qui si rischia grosso.
    L’umanità sta prendendo la strada dei nazisti: se vogliamo salva la pelle dobbiamo rovesciare questo mutamento dell’opinione pubblica. Non capisco per quale motivo avvenga, ma lo dobbiamo fermare.

  6. @ Hayalel farei attenzione alle definizioni precostituite, oggi ad esser chiamati nazisti basta anche chiedere uno stop all’immigrazione clandestina, mentre avallare un posto come quello del mio “racconto” fa passare per liberali.
    Le definizioni cambiano colore in base al vento che tira, basta decidere se essere canne o tralicci!
    :-))))

  7. E’ terribile ma, mi dispiace dirlo, è la naturale conseguenza dell’aborto e dell’eutanasia.
    Quando si smette di pensare alla vita come qualcosa che ci è stato donato da un Altro per uno scopo che non è semplicemente la mia ‘riuscita’ intesa in tutti modi che ci mostrano i media, allora tutto è lecito. Se si pensa che la vita sia una cosa ‘tua’ come c’è scritto nelle mie strade nei cartelli per prevenire gli incidenti stradali, allora uno può farsene quello che vuole, anche perderla per strada.
    Se si pensa che sia lecito far morire uno che non ne può più della sua malattia fuori perché non potrebbe essere lecito aiutare ad ammazzarsi uno che non ne può più della sua malattia dentro?
    Chi siamo noi per stabilire il dolore più grande?
    Dobbiamo dare speranza alla mamma di un bimbo che forse è ammalato (ma se nasce sano chi ce lo garantisce che poi non si ammala? che facciamo dopo? lo buttiamo?), dobbiamo dare speranza agli ammalati gravi, agli ammalati terminali (dare loro la possibilità di una vita in contatto con le cose e la persone che ama, una vita dignitosa fino all’ultimo respiro), dobbiamo dare speranza a chi non desidera più vivere (non solo perché passerà ma perché, anche se non passa puoi fare tante cose belle e buone nella vita, perché si può vivere anche con il mal di vivere nel cuore, se questo non è l’ultima parola sulla vita)

    E’ almeno dal 2003 che la clinica esiste
    http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/england/2674429.stm
    è almeno dal 2007 che la notizia gira in Italia
    http://blog.panorama.it/hitechescienza/2007/05/09/italiani-che-emigrano-in-svizzera-per-un-suicidio-assistito/
    e adesso la notizia della donna sana che vuole morire insieme al marito non mi pare che venga molto divulgata in Italia. Perché? Si ha forse paura di far vedere dove si arriverebbe andando avanti con la crociata dell’eutanasia?

  8. Per evitare che qualcuno dica che sono enigmatica (Marta 🙂 ti lascio il link del mio post sui cartelli per strada.

  9. Un silenzio imbarazzante in effetti…

  10. @profemate
    dipende …su quale via intendi?

  11. Io sono stato molto colpito da uno scritto di Olavo de Carvalho recentemente pubblicato da Cab QUI
    specialmente quando scrive:

    “le persone considerano i propri corpi come loro “proprietà”, sulla quale avrebbero tutti i diritti. Inutilmente mostreremo loro che la proprietà materiale ha come presupposto l’esistenza fisica del proprietario; che, quindi, il corpo non può essere una proprietà perché è la condizione previa per l’esistenza della proprietà. Non solo, il corpo potrebbe essere inteso come proprietà solo nel caso in cui si ammettesse l’esistenza del proprietario al di là e fuori di esso. Dire che il corpo è “proprietà” (e anche così, non in senso giuridico ma solo logico) ha un senso nella prospettiva hindu o cristiana, per le quali l’esistenza dell’individualità trascende quella del corpo – ma non ha alcun senso per la propria prospettiva materialista che, paradossalmente, la prende come dogma fermissimo. Se uno crede che il corpo è tutto, esso non può essere sua proprietà; esso è la sua sostanza, esso è egli stesso.”

    Basta ragionare per capire che se “il corpo è mio” allora io sono qualcosa di più del mio corpo, e se invece io coincido con il mio corpo allora il mio corpo non può essere mio, perché senza di lui non c’è nessun “io”. Pensiamo all’atteggiamento nei confronti della pena di morte: nel passato i cristiani, convinti che l’uomo fosse più del proprio corpo, erano molto meno impressionati di adesso dalla pena di morte. L’importante era che il colpevole si convertisse, non che non morisse. In questo i cristiani erano coerenti. Sono incoerenti, invece, quelli che dicono “il corpo è mio” e poi sostengono che non c’è altro che il corpo.
    Se poi sono una donna ed ho un bimbo in grembo, se il mio corpo è mio allora anche il “suo corpo” è suo…con che diritto glielo tolgo?
    Scusate se mi sono dilungato, ma quello scritto di Olavo mi ha aperto un mondo… 🙂

  12. dato che domani parto e che sono notoriamente intollerante vorrei dire una cosa riguardo al commento di Poemen nella sua parte conclusiva, vale a dire quella che sottintende l’aborto.

    In caso transitassero i pro-aborto specifico che già conosciamo la parte di teoria che sostiene che fino a quando il feto non è autosufficiente non è considerato essere umano quindi risparmiatemela…. grazie per la comprensione 🙂

  13. E’ terribile!
    Speriamo che non venga in mente a qualcuno in Italia di fare questo tipo di accoglienza, come in Svizzera…
    Tanto le leggi si possono sempre aggirare. No?

  14. In effetti, il brutto della morte è che toglie la possibilità di ottenere il rimborso. Cioè, è un pochino troppo definitiva, non trovate? Metti che uno vuol morire perchè non trova l’amore e si dà fuoco, arriva l’ambulanza e sull’ambulanza la donna della sua vita, ma… Insomma, dopo è troppo tardi per cambiare idea.
    Il problema è che anche se diventi padrone del tuo corpo non sarai mai padrone del tuo tempo. Chesterton diceva che la vita è bella perchè ogni minuto puoi ricominciare…

  15. Divagazioni semiserie di VnnVnnn[..] Mi è piaciuta e rilancio questa divagazione semiseria presa dal blog di Viv: Questa è la storia, che non è inventata… perchè c’è una clinica che offre come unico servizio il suicidio assistito, nulla a che v [..]

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