Un po' cazzeggio e un po' no, dipende dal giorno


E’ in atto uno strenuo tentativo di trovare un senso alla presenza nella mia vita di CP che vada oltre l’obbedianza del V comandamento.
Stamattina tramite originali quanto fantasiosi collegamenti delle sinapsi siamo arrivati (cioè lei parla, io cerco di diventare sorda con la musica nelle orecchie ma ogni tanto mi chiama direttamente ed allora ascolto lei) a parlare di laureati e diplomati.
Lei nutre una vera adorazione (a giorni alterni eh! come per tutto il resto: oggi è così, domani l’esatto opposto) per tutte le persone che lei considera superiori a lei, che poi basta poco: una laurea, una professione qualificata (che vada oltre il diploma), una posizione sociale più alta della sua.
Vive in un costante stato di inferiorità nel quale cerca di trascinare chi è costretto a vivere a suo contatto, il meccanismo che si attua è strano. Il giudizio non parte dall’individuo ma dal contesto in cui lei lo inserisce e che non corrisponde necessariamente all’individuo stesso.
I momenti di maggior contrasto nascono quando io cedo alla tentazione di replicare ovviamente.
Io non mi considero inferiore/superiore a nessuno, non mi sento qualificata/giudicata da un titolo di studio (benchè spesso giochi a fare la studentessa fankazzista) o da una presunta appartenenza ad un ceto sociale piuttosto che un altro
Rispetto chi ha competenze specifiche maggiori della mie ma sono refrattaria ad un rapporto di sudditanza a priori.
Il direttore, il capo ufficio, il presidente… meritano il mio rispetto in quanto persone (sebbene ho difficoltà anche in questo almeno con uno) non per i ruoli che rivestono in una marginalissima parte della mia vita.

Qualche tempo fa leggevo qualcosa riguardo all’obbedieza, si parlava di quella religiosa ma il concetto è tranquillamente applicabile da chiunque.

Alla base di un rapporto di obbedienza c’è la fiducia che il discente ha nei confronti dell’autorità alla quale riconosce in piena libertà una maggiore capacità di giudizio nell’ambito di competenza (lavoro, vita religiosa, vita in famiglia) pur mantenendo ferma la propria individualità e nell’ottica di una crescita personale; senza questo libero riconoscimento si ha una coercizione – imposizione fino ad arrivare ad una violenza che rasenta la dittatura (che sul lavoro può prendere il nome di mobbing, nella vita privata di stalking e nella vita religiosa di plagio forse)

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Commenti su: "Il senso di inferiorità" (11)

  1. Certo! C’è una bella differenza tra obbedienza e inferiorità però forse, quando si ha un eccessiva stima per chi è più “bravo” forse c’è un po’ di invidia o soltanto tanta voglia di essere migliori di quanto si fosse.

  2. @Halayel
    l’invidia non fa testo, nel momento stesso in cui viene a galla e riconosciuta apertamente come tale, necessariamente scompare e non sussiste più nella stessa forma, perché o si trasforma in una franca competizione e quindi ti metti fattivamente all’opera per migliorarti, o diventa un desistere rassegnato perché non vi è nulla di più umano del limite ed in quanto tale con maturità lo si cerca di accettare.

  3. io sono una cui capita spesso di provare quello che tu forse chiami “eccesso di stima” ma ti garantisco che non ci sta nulla di più gioioso che possa provare nei confronti di un altra persona, perché è un po’ come se iniziassi a vederla con gli occhi di Dio.

  4. @Marta fai attenzione ad una cosa: qui stiamo parlando di un concedere stima ed ammirazione su basi più friabili della pasta frolla, nel caso di CP non si concede stima all’individuo ma al contesto che lo circonda!
    Anche io stimo le persone, posso arrivare ad ammirarle (senza invidiarle però) ma dopo un “giudizio”

  5. sì, no, cioè,… cercavo di scrivere riprendendo un po’ il pensiero di Halayel
    😛

  6. “trovare un senso alla presenza nella mia vita di CP che vada oltre l’obbedianza del V comandamento”.
    Ci sono anche le opere di misericordia spirituale, tra cui “sopportare pazientemente le persone moleste”… 🙂
    Ti stai guadagnando il Paradiso grazie a CP!

  7. @Nihil: la persona molesta è quella che incroci sull’autobus ed ha litigato con il sapone, quella che ritiene di poter invadere il tuo “spazio vitale” sulla metro (non so se si capisce cosa intendo :-P)

    Una con cui vivi una media di 10 ore al giorno non è molesta… è una rompicoglioni che attenta alla tua sanità mentale!

    Quando iniziano i corsi di misericordia? temo di aver bisogno di ripetizioni….

  8. Ma, carissima Viviana, visto che non mi sembra che ti manchino accessori oggi non molto diffusi come energia, coraggio e determinazione, perchè non la prendi e le dici: “Senti, abbi pazienza, non ce l’ho con te, ma questo continuo parlare mi impedisce di lavorare, o mi fa venire il mal di testa, o mi genera uno stato di ansia, o…” insomma, quello che ti sembra più verosimile e meno offensivo per lei?
    Se funziona, mi devi 5 centesimi, come a “Lucy-Psichiatric Help” 😉

  9. Però, Viv, la racconti così bene che una virtù ce l’ha; quella di farti diventare scrittrice!
    baci baci

  10. obbedisco

    🙂

  11. Vi è un’indubbia difficoltà per alcuni di comprendere il proprio valore e quindi preferiscono prendere a prestito quello altrui. Non è infrequente soprattutto quando c’è disistima.
    Prova a valorizzar CP, chissà mai che una volta presa coscienza che anche lei ha un valore la smetta di comportarsi così 😉

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